Ubicata in contrada “Scarano”, fuori dall’antica cinta muraria, venne costruita tra il 1532 e il 1539 con il contributo del marchese Antonio II Piccolomini e del popolo di Deliceto per permettere agli Albanesi, giunti in paese nella prima metà del XVI secolo, di poter celebrare la loro liturgia secondo il “Rito Greco”. Per questo motivo venne detta “Cappella della Madonna del Rito Greco”, da cui ebbe origine l’espressione popolare: “Cappell’ r’ la Maronn’ r’ lu Rit'”.

L’interno, alquanto modesto, è costituito da un altarino addossato al muro, sovrastato da un quadro raffigurante l’immagine di una Madonna con Bambino, diversa da quella tradizionale della Madonna di Loreto.
All’esterno della cappella, sotto il livello della strada che la fiancheggia, vi è un ossario che raccoglie le spoglie degli appestati del XVI secolo. Accanto alla chiesetta venne contemporaneamente eretto un ospedale civico che dava asilo ai pellegrini diretti ad altri santuari e permetteva ai malati di curarsi.

All’inizio era composto da pochi vani ma poi il canonico Bartolomeo Ciardi, nel 1600, fece costruire a sue spese altre stanze per il ricovero di un sacerdote, di un paesano e di un forestiero di disagiate condizioni economiche. Non si sa la data certa della sua soppressione, ma nel 1800 era comunque ancora funzionante, perchè il Cardillo nel suo “Dizionario Geografico Storico Statistico” del 1885 lo cita come ospedale esistente ed efficiente.
Ogni anno l’8 settembre, in ricorrenza della Natività della Madonna, si celebrano nel piazzale antistante funzioni religiose e giochi popolari. La cappella è aperta al culto in determinati periodi dell’anno.

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